Descrivi cosa vuoi costruire, il modello scrive il codice, tu accetti i suggerimenti e vai avanti. Il vibe coding ha reso il passaggio da idea a prototipo una questione di ore, non di settimane. Su questo non c'è dibattito: funziona.

Il problema è quello che succede dopo. «Funziona in demo» e «pronto per la produzione» sono due condizioni diverse, e la distanza si misura in vulnerabilità, obblighi normativi ignorati e, in Italia e in Europa, sanzioni concrete. Non per malafede di chi costruisce: l'AI scrive codice che funziona, non codice automaticamente sicuro o conforme.

Prima del deploy

Con cosa costruisci

Il secondo livello è meno discusso: non solo cosa controlli prima di pubblicare, ma con cosa costruisci. Il modello tende a proporre sempre lo stesso stack, e lo stack scelto per inerzia è un costo che paghi dopo.

Come dai regole all'agente

Il modo in cui un agente accede a strumenti, contesto e conoscenza del progetto oggi passa da quattro superfici diverse, spesso confuse tra loro.

  • Un file AGENTS.md (o CLAUDE.md, a seconda dello strumento) nella root del repository: comandi, convenzioni ed errori da evitare, letto a ogni turno. È la superficie con meno overhead, e insieme agli strumenti da riga di comando che l'agente ha già (git, npm, grep) copre molti casi. Cosa metterci dentro, e cosa leggono davvero Cursor e Claude Code, è in AGENTS.md, CLAUDE.md e regole di Cursor.
  • Le Skills: cartelle di istruzioni, script e risorse caricate quando servono, per imporre coerenza in un team. Le spiego in Skills per agenti AI.
  • MCP (Model Context Protocol): un protocollo aperto per scoprire e chiamare strumenti esterni (API, database, servizi) con autenticazione e permessi.
  • I tool veri e propri, le singole funzioni con schema di input e output: come progettarli è in Tool engineering.

Capire quando usare l'uno invece dell'altro pesa spesso più della scelta del modello. Le definizioni brevi sono nel glossario; il lato agenti e sistemi AI è nell'hub AI Engineering.

Articoli in questo hub